L'Autostima
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L'Autostima

«La considerazione che un individuo ha di sé stesso: come si forma, come si misura e perché conta.»

Dott. Alberto D'Auria — psicologo, psicoterapeuta, direttore didattico UMESI 15 gennaio 2024

Una definizione di autostima

«Considerazione che un individuo ha di sé stesso» (Treccani). L'autovalutazione alla base dell'autostima può manifestarsi come sopravvalutazione o sottovalutazione.

Di norma l'autostima viene meno negli stati di depressione e si rafforza negli stati maniacali. È un giudizio di valore auto-riferito, influenzato, ma mai del tutto determinato, dagli altri.

Concetto di sé vs autostima

Il concetto di sé è la moltitudine di elementi con cui ci descriviamo: nome, età, valori, preferenze. L'autostima è la valutazione emotiva di quei dettagli.

Sono legati ma distinti: si può avere un concetto di sé positivo e comunque bassa autostima, o viceversa. Esiste un'autostima "globale" (giudizio complessivo) e una "specifica" (per singolo ambito: fisico, intellettuale, sociale).

Approcci storici

William James (1890) ha proposto che l'autostima nasca dal confronto tra sé reale, sé percepito e sé ideale, quest'ultimo influenzato da cultura e società. Quando il sé percepito non raggiunge il sé ideale, cresce l'insoddisfazione.

Gli studi successivi hanno ampliato la prospettiva includendo relazioni interpersonali, vissuto corporeo e vita familiare. Freud, Rogers e Maslow si sono occupati del tema: per Maslow l'autostima è tra i bisogni fondamentali della piramide (dopo quelli fisiologici, di sicurezza e di attaccamento), prima dell'autorealizzazione.

Perché conta

Possedere un'autostima equilibrata non significa sentirsi perfetti, ma avere consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti, mantenendo una visione di sé che aiuti ad affrontare le difficoltà.

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