
L'Autostima
«La considerazione che un individuo ha di sé stesso: come si forma, come si misura e perché conta.»
Una definizione di autostima
«Considerazione che un individuo ha di sé stesso» (Treccani). L'autovalutazione alla base dell'autostima può manifestarsi come sopravvalutazione o sottovalutazione.
Di norma l'autostima viene meno negli stati di depressione e si rafforza negli stati maniacali. È un giudizio di valore auto-riferito, influenzato, ma mai del tutto determinato, dagli altri.
Concetto di sé vs autostima
Il concetto di sé è la moltitudine di elementi con cui ci descriviamo: nome, età, valori, preferenze. L'autostima è la valutazione emotiva di quei dettagli.
Sono legati ma distinti: si può avere un concetto di sé positivo e comunque bassa autostima, o viceversa. Esiste un'autostima "globale" (giudizio complessivo) e una "specifica" (per singolo ambito: fisico, intellettuale, sociale).
Approcci storici
William James (1890) ha proposto che l'autostima nasca dal confronto tra sé reale, sé percepito e sé ideale, quest'ultimo influenzato da cultura e società. Quando il sé percepito non raggiunge il sé ideale, cresce l'insoddisfazione.
Gli studi successivi hanno ampliato la prospettiva includendo relazioni interpersonali, vissuto corporeo e vita familiare. Freud, Rogers e Maslow si sono occupati del tema: per Maslow l'autostima è tra i bisogni fondamentali della piramide (dopo quelli fisiologici, di sicurezza e di attaccamento), prima dell'autorealizzazione.
Perché conta
Possedere un'autostima equilibrata non significa sentirsi perfetti, ma avere consapevolezza delle proprie potenzialità e dei propri limiti, mantenendo una visione di sé che aiuti ad affrontare le difficoltà.
